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Il discone del meseNews+1

Il discone del mese by Antani Dj – Las Kellies

I Tom Tom Club hanno finalmente le eredi che si meritano!! Si chiamano Las Kellies e sono un gruppo argentino formato nel 2005 da Cecilia Kelly e Silvina Costa.

Closer” è il discone del mese di Marzo di Garage Radio e singolo apripista del nuovo album “Suck this Tangerine” in uscita il 27 marzo per la Fire Records

Potete ascoltare “il discone del mese”  tutti i giorni alle 10:00, alle 13:00 e alle 16:00 solo su www.garageradio.eu

Fidatevi…parola di Antani Dj!!!

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NewsRecensioni

Il discone del mese by Antani Dj

A distanza di oltre due anni e mezzo dal precedente, “GN”, i Ratboys torneranno il prossimo 28 febbraio con il loro terzo lavoro , “Printer’s Devil”, che sarà realizzato dalla Topshelf Records.

Il nuovo disco, prodotto dalla stessa band indie-pop dell’Illinois (USA), è stato registrato live ai Decade Music Studios di Chicago: questo ha permesso a Julia Steiner e Dave Sagan di catturare il divertimento dei loro live show e di dimostrare la crescente alchimia con il resto del gruppo.

Per me le canzoni saranno sempre connesse al senso di casa e al tempo che passa, ha spiegato la Steiner nella press-release.

Il primo estratto del nuovo album si chiama “Alien With A Sleep Mask On” ed è stato scelto da Antani Dj come  “Discone del Mese” di Garage Radio, che potete ascoltare tutti i giorni alle 10:00 e alle 16:00 solo su www.garageradio.eu

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MusicMapNews+1

Il disco del mese di Music Map Corner – “Frasi per Tatuaggi” – RCCM

Affinità/divergenze, forse è tutto qui.

Ne abbonda “Frasi per tatuaggi”, esordio per Riff Records della sigla RCCM (Rispettabili Criminali e Comuni Mortali), nuova incarnazione – nata per emanazione diretta – del collettivo Controfase, fondato nel 2004 a Bolzano da Emanuele Zottino e Andrea Beggio ed arricchitosi nel corso degli anni di nuovi elementi. Tra i quali Pietro Frigato, voce e autore dei testi, atout determinante ed incombente come un macigno su quest’arte soffocante e plumbea.

Affinità: quelle palesi.

Massimo Volume e Offlaga Disco Pax/Spartiti. Recitativo su tappeti di elettricità disturbata ed elettronica infida punteggiati da tessiture indocili. Rare eccezioni, come “Momenti di coscienza”, che insiste su un refrain cantato mentre fustiga impietosa. Musica mirabilmente pensata ed elaborata, ma funzionale. Un mezzo per uno scopo: lo scopo è la condanna, assente il perdono. Dettagli. Basi nervose ed irrequiete scuotono un reading asciutto, palesemente indignato, ma senza particolare fervore. Intriso di un evidente disgusto, questo sì.

Divergenze, appunto.

Quelle che fanno di “Frasi per tatuaggi” – reprimenda dissenziente con corollario di denuncia, rabbia compressa e risentimento – qualcosa di non riconducibile in toto alle ipotizzate affinità, se non per meri aspetti formali. Disfattista e amaro, fastidioso e infastidito, tratta di debacle, crisi, fratture. Del crollo – impellente, imminente, inevitabile forse – di modelli e canoni: radix malorum est cupiditas, recita l’antico adagio nella soffocante cadenza sintetica di “Tutta roba risaputa”, saggio sul disturbo mentale reso spettrale da un crooning malevolo tra Giovanni Succi e Flavio Giurato.

L’apocalisse è quello che c’è già, n’est-ce pas? E’ implosione dalle fondamenta di un sistema fasullo e corrotto. E’ fumo negli occhi, ignoranza – che beatitudine non è – di masse addomesticate. E’ grande truffa e infinita vanità del tutto. Il maelstrom inghiotte e risputa economia, politica, nuovo feudalesimo e tecnocrazia. Stritola e polverizza autonomia e capacità di discernimento (il gelido ritratto di “Nei locali del centro”, arpeggio portante e feedback di sottofondo inclusi), perverte coscienze, mina possibilità: che sia chiaro, anch’io ho la mia patente/sono un Renzo qualunque che tuttavia non perdona alcun Don Rodrigo morente/ma prova un profondo senso di giustizia/grazie alla peste che lo spazza via (“Spiacevoli necessità”).

Affatto incline a condiscendenza alcuna, non salva niente e nessuno: è questa la divergenza finale, assoluta e profonda, incastonata nell’ora più buia di “Frasi per tatuaggi”. Pietà è morta, è morta la speranza, vanificata nel delirio tra surrealismo e retrofuturismo di “Sound science”, azzerata negli orizzonti perduti dell’iniziale “Buongiorno”, proclama raggelante di manifesta resa all’inganno. Non c’è conforto, non c’è luce, non c’è redenzione, forse neppure residua resistenza.

I sette minuti e quaranta secondi strumentali di “Buonanotte” chiudono muti su una cadenza sfuggente e bucolica, un’aria trasognata e dolcemente rattristata à la Giardini Di Mirò. Senza parole, ché non ne sono rimaste, come se tutto fosse compiuto.

Affinità/divergenze.

Il bello di questo disco è che esiste. Il brutto di questo disco è che esiste.

Il peggio è che tutto ciò che dice è vero. (Manuel Maverna)

 
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Recensioni

The Dirt: Mötley Crüe – La recensione di Matteo Ferrari (Antani Dj)

Anni 80, epoca preistorica fatta di sale giochi e Paninari, di Commodore 64 e costruzioni Lego, in tv imperversa Superclassifica Show col suo carico di synth-pop e cantautorato italiano a fine corsa.
Il modo più figo per non affogare nell’ignoranza musicale dilagante è andare a Londra,ma non tutti possono, c’è chi si affida al negozio di dischi di fiducia, oppure chi si stringe tra le spalle e prova a rovistare in edicola nella speranza di trovare qualche nuova pubblicazione.
Tra un Topolino e una Gazzetta dello Sport,vicino alla sezione Vietata ai Minori (dove riposa silente il vecchio Lando, oramai sopraffatto all’esplicite immagini de Le Ore) quasi casualmente fa capolino un giornale dal titolo HM,scritto con una saetta in mezzo alle due lettere,a colori, pesante e profumato di rock!
In copertina un losco figuro con in mano un ventaglio di piume e un pesante make up sugli zigomi.
Soldi in tasca pari al nulla, la certezza di Topolino o il salto al buio di HM con la saetta in mezzo? Manco a dirlo il caro Topo da oggi può andarsene in pensione.


Il losco figuro in copertina scopro essere un certo Tommy Lee, batterista di una band in forte ascesa, tali Motley Crue,famosi sì per i live al fulmicotone quanto per la follia che ne accompagna le gesta, camere di albergo distrutte, corse per i corridoi nudi come vermi, fiumi di alcool, donne, giochi erotici al limite dell’arresto, e soprattutto tanta, troppa eroina e cocaina, troppe schifezze nelle vene e nel naso che metteranno a rischio l’esistenza della band e dei membri stessi più di una volta,basti pensare a Nikki Sixx rianimato in ambulanza dopo un’overdose, dichiarato morto e miracolosamente “rinato” dopo due iniezioni di adrenalina.
Sono tanti gli aneddoti sui Motley Crue, così tanti che come sempre, quando si parla di rockstar, non si sa mai dove stia il limite tra la realtà e fantasia, ma per un pischello di poco più di dieci anni il dubbio non si pone,sono dei “ganzi” e stop. (Beata innocenza…)


Il regista Jeff Tremain,(quello di Jackass) coadiuvato da Neil Strauss,l’autore del libro da cui è tratto il film,si trova in mano una patata bollente dopo un tira e molla con MTV che avrebbe dovuto produrre il film già dieci anni fa,con un’altro staff tecnico e un altro regista e forse per necessità di tempistica, per timore di censura o per gusto personale tira fuori questo filmetto per rockers in salsa Disney.
Per carità,ce la mette tutta per fissare su pellicola gli eventi dei Crue e della Los Angeles anni 80,ma a volte da la sensazione di uno col taccuino in mano costretto a prendere appunti su cosa tagliare per rientrare nei tempi televisivi…insomma racchiudere l’essenza dei Crue in un film è impresa veramente titanica,è come scoreggiare in un sacchetto di carta e aspettarsi una sinfonia.


I personaggi somigliano abbastanza, le movenze sono quelle, ma la sensazione che trasmette è quella di essere davanti all’ennesima cover band scimmiottante.
“E cosa volevi, le ballerine sulle punte?” Certo che no,ma visti i soggetti trattati mi aspettavo di battere il piedino per tenere il ritmo e non per tenermi sveglio, mi aspettavo una scarica di adrenalina e invece, in quasi due ore non vedevo l’ora che finisse.
Quelle che non mi sono arrivate sono le vibrazioni,l’adrenalina, quel qualcosa che ti fa dire “quasi quasi lo riguardo”. Quella che sono certo arriverà è l’ennesima raccolta di brani editi con un pezzo nuovo e via soldi a palate, funziona sempre così…


Consigliarne o sconsigliarne la visione?
Boh,fate voi,in giro c’è tanto di peggio per carità,nel dubbio dategli un’occhiata,magari a voi piace…

Matteo Ferrari

 

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Garage Radio