L’unica canzone africana che abbia mai venduto oltre un milione di copie è una hit di ben 33 anni fa, quella “Yeké-Yeké” dalla lingua e significato misterioso che all’epoca faceva ballare milioni di persone sulle piste di tutto il mondo.
Contribuì alla fama planetaria del suo interprete, l’allora 37enne cantante guineano Mory Kanté, morto a 70 anni dopo una lunga malattia il 22 maggio a Conakry. Anche grazie a lui e alla sua hit si è diffusa nel mondo quella “world music” a cui tanto debbono artisti del calibro del fondatore dei Genesis Peter Gabriel: tanto planetaria è stata la sua diffusione, che “Yeké-Yeké” vanta versioni anche in arabo e cinese.

Mory Kanté, di madre maliana, era il più giovane di una numerosissima famiglia di musicisti tradizionali “griot”: ben 38 fratelli. Suonava diversi strumenti del genere, dalla chitarra al balafon alla tipica kora, una specie di liuto africano a 21 corde; la sua biografia racconta che dopo averla ricevuta in dono dal suo maestro spirituale, non la avrebbe più lasciata. Grazie alla hit “Yeké-Yeké”, conquistò il primo posto della classifica della rivista Usa Billboard.

In Italia, Manu Kanté ha collaborato con il musicista napoletano Enzo Avitabile, che ha espresso il suo dispiacere sui social network: “Giorno triste per me e per la musica. Ci ha lasciato un altro grande artista grande amico: Mory Kante con cui ho scritto la canzone Mane e Mane ed ho ho suonato insieme sullo stesso palco più volte. Andrea Aragosa e Black tarantella staff condivide questo triste momento”, si legge in un messaggio postato ieri sul profilo Facebook dell’artista.

“La cultura africana è in lutto – ha invece scritto sul suo profilo Twitter il presidente guineano Alpha Condé – Grazie artista. Un percorso eccezionale. Esemplare. Un orgoglio”.