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The Dirt: Mötley Crüe – La recensione di Matteo Ferrari (Antani Dj)

Anni 80, epoca preistorica fatta di sale giochi e Paninari, di Commodore 64 e costruzioni Lego, in tv imperversa Superclassifica Show col suo carico di synth-pop e cantautorato italiano a fine corsa.
Il modo più figo per non affogare nell’ignoranza musicale dilagante è andare a Londra,ma non tutti possono, c’è chi si affida al negozio di dischi di fiducia, oppure chi si stringe tra le spalle e prova a rovistare in edicola nella speranza di trovare qualche nuova pubblicazione.
Tra un Topolino e una Gazzetta dello Sport,vicino alla sezione Vietata ai Minori (dove riposa silente il vecchio Lando, oramai sopraffatto all’esplicite immagini de Le Ore) quasi casualmente fa capolino un giornale dal titolo HM,scritto con una saetta in mezzo alle due lettere,a colori, pesante e profumato di rock!
In copertina un losco figuro con in mano un ventaglio di piume e un pesante make up sugli zigomi.
Soldi in tasca pari al nulla, la certezza di Topolino o il salto al buio di HM con la saetta in mezzo? Manco a dirlo il caro Topo da oggi può andarsene in pensione.


Il losco figuro in copertina scopro essere un certo Tommy Lee, batterista di una band in forte ascesa, tali Motley Crue,famosi sì per i live al fulmicotone quanto per la follia che ne accompagna le gesta, camere di albergo distrutte, corse per i corridoi nudi come vermi, fiumi di alcool, donne, giochi erotici al limite dell’arresto, e soprattutto tanta, troppa eroina e cocaina, troppe schifezze nelle vene e nel naso che metteranno a rischio l’esistenza della band e dei membri stessi più di una volta,basti pensare a Nikki Sixx rianimato in ambulanza dopo un’overdose, dichiarato morto e miracolosamente “rinato” dopo due iniezioni di adrenalina.
Sono tanti gli aneddoti sui Motley Crue, così tanti che come sempre, quando si parla di rockstar, non si sa mai dove stia il limite tra la realtà e fantasia, ma per un pischello di poco più di dieci anni il dubbio non si pone,sono dei “ganzi” e stop. (Beata innocenza…)


Il regista Jeff Tremain,(quello di Jackass) coadiuvato da Neil Strauss,l’autore del libro da cui è tratto il film,si trova in mano una patata bollente dopo un tira e molla con MTV che avrebbe dovuto produrre il film già dieci anni fa,con un’altro staff tecnico e un altro regista e forse per necessità di tempistica, per timore di censura o per gusto personale tira fuori questo filmetto per rockers in salsa Disney.
Per carità,ce la mette tutta per fissare su pellicola gli eventi dei Crue e della Los Angeles anni 80,ma a volte da la sensazione di uno col taccuino in mano costretto a prendere appunti su cosa tagliare per rientrare nei tempi televisivi…insomma racchiudere l’essenza dei Crue in un film è impresa veramente titanica,è come scoreggiare in un sacchetto di carta e aspettarsi una sinfonia.


I personaggi somigliano abbastanza, le movenze sono quelle, ma la sensazione che trasmette è quella di essere davanti all’ennesima cover band scimmiottante.
“E cosa volevi, le ballerine sulle punte?” Certo che no,ma visti i soggetti trattati mi aspettavo di battere il piedino per tenere il ritmo e non per tenermi sveglio, mi aspettavo una scarica di adrenalina e invece, in quasi due ore non vedevo l’ora che finisse.
Quelle che non mi sono arrivate sono le vibrazioni,l’adrenalina, quel qualcosa che ti fa dire “quasi quasi lo riguardo”. Quella che sono certo arriverà è l’ennesima raccolta di brani editi con un pezzo nuovo e via soldi a palate, funziona sempre così…


Consigliarne o sconsigliarne la visione?
Boh,fate voi,in giro c’è tanto di peggio per carità,nel dubbio dategli un’occhiata,magari a voi piace…

Matteo Ferrari